Red Headed Stepchild
(The Barrett family memoir of Navy Life)
by Sophie Ruth Meranski with photos

 

p 92-1397 Jarrod Schier student Forks High School diabetes activis
Peninsula Daily News story on Forks high School student Jarrod Schier, a diabetes activist, who is going as a member of American Diabetes Association to a conference in Washington D.C on better care and more research opn diabetes and blood sugar. A popular senior, Jarrod formerly played on Forks football team and worked summer 1999 at a camp for diabetic children. Gazza ladra, La (The Thieving Magpie) Gioachino Rossini. Melodramma in two acts. 1817. Libretto by Giovanni Gherardini, after La pie voleuse (The Thieving Magpie) by J. M. T. Badouin d'Aubigny and Louis-Charles Caigniez. First performance at the Teatro alla Scala, Milan, on 31st May 1817. CHARACTERS Fabrizio Vongradito, a rich farmer bass Lucia, his wife mezzo-soprano Giannetto, his son, a soldier tenor Ninetta, a servant in their house soprano Fernando Villabella, her father, a soldier baritone Gottardo, village mayor bass Pippo, a young peasant, employed by Fabrizio contralto Isacco, a pedlar tenor Antonio, the gaoler tenor Giorgio, servant to the mayor bass Ernesto, friend of Fernando, a soldier bass Magpie Ninetta hopes to marry Giannetto, returning from the war. She tries to shelter her father Fernando Villabella, who has deserted from the army, and is troubled by the attentions of the mayor, Gottardo. A missing spoon and the evidence of Isacco, the pedlar, who has bought a piece of silver from Ninetta to raise money for her father, lead to her accusation and imprisonment. She is tried and found guilty, to be saved from death at the last minute by the discovery of the thief, the thieving magpie of the title. Given a happy ending, Rossini's opera starts with a brilliant overture, a well known concert opener. Ninetta has a charming aria in which, in the first act, she expresses her love for Giannetto, Di piacer mi balza il cor (My heart leaps in pleasure). GAZZA LADRA Act 2 Rossini ATTO SECONDO Scena 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 Vestibolo delle prigioni nella Podesteria. -------------------------------------------------------------------------------- Scena prima Antonio, e subito Ninetta. Antonio (additando il carcere di Ninetta) In quell'orrendo carcere rinchiusa Geme la poveretta! Ah chi potria Del misero suo stato Non sentire pietà? Cara fanciulla, Io vo' cercare almeno D'alleviare i tuoi strazi. - Ehi, mia signora Antonio dice queste ultime parole aprendo la porta del carcere di Ninetta, e chiamandola dalla soglia. Ninetta (di dentro) Ahimè! Antonio Deh! Non temete: Sono Antonio; sorgete... (entrando nel carcere), Venite qui, (uscendo dal carcere colla Ninetta per mano) - Venite A respirare, ed a godere almeno Un po' di luce. Ninetta Ah quanto vi son grata! Scena seconda Ninetta; poi di nuovo Antonio, e in fine Giannetto di fuori. Ninetta Conoscete voi Pippo? Antonio Il servo... Ninetta Appunto. Se poteste, di grazia, Farlo tosto avvertito Ch'io gli vorrei parlar? Antonio Uhm! Non saprei... Vedrem... Procureremo... S'ode battere alla porta. Chi va là? Giannetto Apritemi! Ninetta Qual voce! Antonio Che volete? (osservando per lo sportello) Voi qui, signor Giannetto? Ninetta Giannetto! Giannetto Vi scongiuro, Apritemi. Antonio Impossibile. Ninetta (prendendo affettuosamente per mano Antonio) Ah mio benefattor! Antonio (E chi potrebbe Resister mai?) (alla Ninetta affettando serietà) Restate. - (Infin che male c'è?) (apre a Giannetto) - Signore, entrate. Scena terza Giannetto e detti. Antonio (riceve da Giannetto una moneta, e si ritira per la porta onde quegli è entrato) Oh troppe grazie! Giannetto (stringendole la mano) Cara! Ninetta Ed è pur vero? Ah dunque ancora tu non m'hai del tutto Abbandonata! Giannetto Abbandonarti? Oh cielo! Tu sì m'abbandonavi allor... Che dico? No no, perdona... io non lo credo... E pure... Ah, se caro ti sono, Se veder non mi vuoi morir d'affanno, Ah togli i dubbi miei, M'apri il tuo cor, dimmi se rea tu sei. Ninetta (con dignità) Sono innocente. Giannetto E perché dunque, o cara, Non ti discolpi? Ninetta Perché nulla io posso Addurre in mia difesa. Tacer m'è forza, se tradir non voglio Chi già dall'empia sorte È percosso abbastanza. Giannetto Ma sperar non poss'io?... Ninetta Vana speranza! Giannetto (Più non so che pensar!) - Ah mia Ninetta, Tu sei perseguitata: Il Podestà crudele La tua sentenza affretta! Tu conosci Il rigor delle leggi. Ah! se non parli, Se il tuo fatale arcano A nasconder ti ostini,... io tremo! Forse In questo giorno istesso... Oh giorno orrendo! Ninetta Condannata sarò... Non più! T'intendo. Forse un dì conoscerete La mia fede, il mio candore: Piangerete il vostro errore; Ma quel pianto io non vedrò: Là fra l'ombre allor sarò! Giannetto Taci, taci; tu mi fai L'alma in sen gelar d'orrore. (No la colpa in sì bel core, No, ricetto aver non può. Ed io perderla dovrò!) Ninetta e Giannetto No che la morte istessa Tanto non fa penar! Troppo è quest'alma oppressa Non posso respirar. Scena quarta Antonio frettoloso, e detti. Antonio (a Giannetto) O mio signor, partite: Il Podestà sen viene. Giannetto (alla Ninetta) Idolo mio! Ninetta (a Giannetto) Mio bene! Antonio (alla Ninetta) E voi tornate al carcere. Ninetta e Giannetto Crudel necessità! Giannetto Parto; ma per salvarti Tutto farò, ben mio. Spera frattanto. Ninetta e Giannetto Addio ! Che barbaro dolor! Più non resisto, o Dio! Sento mancarmi il cor . Giannetto O cielo, rendimi Il caro ben; Ninetta O cielo rendimi Al caro ben; Ninetta e Giannetto O scaglia un fulmine Che m'arda il sen. Giannetto esce; la Ninetta ritorna nel suo carcere. Scena quinta Antonio; subito il Podestà; poscia Ninetta, e in fine alcune guardie. Antonio Ah, destino crudel! Ma perché mai Tanto rigore questa volta ostenta Il Podestà?.. No, mormorar non voglio: Ma qui certo s'asconde un qualche imbroglio. Il Podestà Antonio? - Conducetemi La prigioniera. - No, non fia mai vero Che a tollerare io m'abbia Sprezzi e rifiuti. (ad Antonio che ha condotto la Ninetta - Andate. - (All'arte.) - Orsù, mia povera Ninetta, T'accosta. A te mi guida Tenerezza e pietà. Più non rammento I tuoi torti con me: vorrei salvarti; Ma come mai, se tutto Rea ti condanna? Ninetta Io rea! E creder lo potete? Il Podestà Ah sì, pur troppo! Ninetta Tutto, è vero, congiura a danno mio; Ma, lo sanno gli Dei, rea non son io. Il Podestà E bene, io spero ancor. Tutto tu puoi, Amabile Ninetta, Aspettarti da me. Sì, non temere; Voglio quest'oggi istesso Toglierti di prigione. Ninetta O mio signore, Se non mi promettete Che intero mi sarà reso l'onore, E innanzi agli occhi altrui Sciolta ritornerò d'ogni sospetto, Voglio qui rimaner. Il Podestà Te lo prometto. Sì per voi, pupille amate, Tutto, tutto far desio, Ma per me, tu pur, ben mio Qualche cosa devi far. Ninetta Chi m'aiuta? Il Podestà Sta' tranquilla, E t'affida a chi t'adora: Io salvar ti posso ancora Se t'arrendi al mio pregar. Ninetta No giammai. Il Podestà Paventa, ingrata! Coro di Guardie (di fuori) Ah Ninetta sventurata! Il Podestà (con trasporto) Quali accenti! - Un solo amplesso... Coro (entrando) Radunato è il gran consesso; Manca solo il Podestà. A queste voci esce fuori Antonio, il qual si tiene in disparte. Il Podestà (Oh mia sorte maledetta!) - (alle guardie) Ho capito; vengo in fretta. - (alla Ninetta) Hai sentito? e ancora adesso... Ninetta Sì, vi replico lo stesso. Il Podestà Ma la morte? Ninetta Non la temo. Il Podestà Vanne, indegna; ci vedremo: Quell'orgoglio alfin cadrà. Udrai la sentenza, Perdon chiederai; Ma invan pregherai, Ma tardi sarà. Coro ed Antonio (Oh ciel, che fia mai! Sospetto mi dà.) Il Podestà In odio e furore Cangiato è l'amore Pietà nel mio petto Più luogo non ha. In questo punto s'ode da lontano il suono de' tamburi cui s'annunzia al popolo che s'apre la sessione del Tribunale. Coro Udiste? Il Podestà Vi seguo. Coro È questo l'avviso. Il Podestà (alla Ninetta) E bene? Ninetta Ho deciso. Il Podestà Qual sorte l'attenda L'ingrata non sa. (parte) Coro ed Antonio (Quel torbido aspetto Paura mi fa.) Il coro parte insieme col Podestà. Ninetta Ah, barbaro oggetto, T'invola di qua! Scena sesta Antonio, Ninetta, e subito Pippo. Antonio Podestà, Podestà! tu me l'hai fatta. Le cose questa volta In regola non vanno. Ah piaccia al cielo!... Pippo (ad Antonio) Chiamar voi mi faceste. (vedendo la Ninetta e correndo verso di lei) - Ah, cara amica! Ninetta (a Pippo) Ho bisogno di te. Antonio (a Ninetta) Poche parole, Vedete: io vo frattanto A far la sentinella. (via) Pippo In ciò che posso, Quel poco ch'io possiedo, Volentieri ve l'offro. Ninetta (togliendosi frattanto dal collo la croce) Ah no, mio Pippo, Abusarmi non voglio Del tuo buon cuor! Solo ti chiedo in presto Tre scudi, che andrai tosto A portare là dove Or ti dirò. Questa mia croce in pegno... Pippo Adagio, adagio. Dove Portar debbo il denaro? Ninetta Hai tu presente Quel grande castagno che si trova dietro Al vicin colle?... Pippo E che scavato è in modo Che un uom vi si potrebbe Quasi quasi appiattar... Ninetta Sì, quello appunto. Là dentro ti scongiuro Di riporre il denaro innanzi sera. Pippo (maravigliato) Dentro il vecchio castagno!... Ninetta Sì; ma che niun ti vegga. Pippo (in atto di partire) Siamo intesi. Ninetta Ma Pippo? E questa croce Che ti scordavi! Pippo Io non mi scordo nulla; Tenetela, vi prego. Ninetta Se la ricusi, non accetto anch'io L'offerta tua. Pippo Vi sfido. Ora che so quello che fare io debbo, Nessun più mi trattiene. (come sopra) È pure un gran piacere il far del bene! Ninetta (trattenendolo) Deh pensa che domani, Oggi fors'anco, non sarà più mio Quest'ornamento! Pippo Ohibò! Non lo credete: Esser non può, mel dice il cor:...tenete. Ninetta E ben, per mia memoria La serberai tu stesso: Non hai più scuse adesso Di rifiutarla ancor. Pippo (baciando la croce) Pegno adorato, ah sempre Con Pippo tu starai: Compagno mio sarai Fin che mi batte il cor. Ninetta e Pippo (Mi cadono le lagrime; M'opprime il suo dolor! Un'anima sì tenera Mi fia presente ognor.) Ninetta A mio nome, deh consegna Questo anello al mio Giannetto. Pippo Tanta fede, eguale affetto Ah veduto mai non ho! Ninetta Digli insieme che lui solo Fino all'ultimo sospiro; Ma non dirgli che il mio duolo... Questo core... Ah ch'io deliro! Il mio ben più non vedrò. Pippo Per carità, cessate! (in atto di partire) Sì, sì... Non dubitate... Tutto farò... dirò. Ninetta Non t'obbliar. Pippo (vivamente commosso) Che dite! Sapete chi son io. Ninetta Povero Pippo Addio!... Pippo Addio!... (Se ancor qui resto Mi scoppia in seno il cor.) Ninetta L'ultimo istante è questo Che ci vediamo ancor. Pippo (Vedo in quegli occhi il pianto Ma ve' che piango anch'io!) Ninetta (Vedo in quegli occhi il pianto; E la cagion son io.) Ninetta e Pippo (Dove si trova, oh Dio! Un più sincero amor?) Addio!... (Se ancor qui resto, Mi scoppia in seno il cor.) Ninetta entra nel suo carcere, e Pippo se ne parte. Stanza terrena in casa di Fabrizio, come nell'Atto primo. Scena settima Lucia sola. Lucia Infelice Ninetta!... Ed è poi certo Ch'ella sia rea? Qual dubbio!... Il tempo, il luogo, Le prove, i testimoni, è ver, La colpa sua fanno evidente Ma pure, chi sa mai? Forse è innocente. Scena ottava Lucia e Fernando. Lucia Chi è? - Fernando! oh Dio! Fernando Mia cara amica Che nessuno ci ascolti! - Ov'è Ninetta? Lucia Ninetta!... Deh fuggite! (piange) Fernando Ma che vuol dir quel pianto? Lucia Ah non m'interrogate! Fernando Voi mi fate gelar!... (Entro il castagno Ancor non pose... Un nero Presentimento... Che pensare?..) E bene, Che fa? Deh rispondete! Lucia Ah se sapeste Accusata di furto... Fernando La mia figlia? Lucia Sì, dessa. Fernando Come?.. Esser non può. Seguite. Lucia Innanzi al tribunale Forse in questo momento È giudicata. Fernando Eterni Dei, che sento! Accusata di furto... oh, rossore! Condannata, punita mia figlia?... Ah qual nube m'ingombra le ciglia! Freddo il sangue mi piomba sul cor. Condannata!... Ah si vada, si cerchi... Ma che fo?... Son confuso, perplesso: Se mi scopro, oh Dio! perdo me stesso; Se più tardo, ella forse... Oh spavento! .. Che cimento! che fiero dolor! (riscuotendosi) Ah lungi il timore! Si tenti la sorte: Coraggio, mio core Si sprezzi la morte: La figlia diletta Si corra a salvar. Coraggio, mio core; Vo' tutto arrischiar. (esce precipitosamente) Lucia Sventurato Fernando!... Ed io pur sono Di tanto duolo la cagione! Ah possa A' voti miei secondo Allontanare il ciel sì ria tempesta! L'unica grazia ch'io domando, è questa. (parte) Scena nona Sala del Tribunale nella Podesteria. Pretore, giudici, un usciere; il Podesta, Giannetto; Fabrizio; popolo; guardie alle porte. I giudici sono assisi sui loro sedili; in mezzo ad essi è il Pretore, innanzi al quale è collocato un tavolino. - Il Podestà presente alla sessione, occupa una sedia a parte. - Da un lato si vede il popolo spettatore, fra cui si distinguono Giannetto e Fabrizio. - All'alzarsi della tenda, si vede l'usciere che va raccogliendo i voti nell'urna. Una musica tetra annunzia questo terribile momento. L'usciere, raccolti i voti, consegna l'urna al Pretore, il quale, trovato che tutte le palle sono nere, esclama: Il Pretore A pieni voti è condannata. Giannetto Oh Cielo, E tu lo soffri? Il Pretore Zitto! Fabrizio Abbi prudenza! Il Pretore (all'usciere, che parte subito) Venga la rea. (ad uno dei giudici) Stendete la sentenza. Il Pretore e i Giudici Tremate, o popoli, A tale esempio! Questo è di Temide L'augusto tempio: Diva terribile, Inesorabile Che in lance pondera L'umano oprar: Il giusto libera, Protegge e vendica; Ma sempre il fulmine Sovra il colpevole Giugne a scagliar. Scena decima Ninetta e detti. Ninetta entra accompagnata da alcune guardie che subito si ritirano e preceduta dall'usciere, il quale le indica il luogo ove ella debba fermarsi. Il Pretore Infelice donzella, Omai più non vi resta Che sperare nel ciel. (facendosi dare la sentenza dal giudice che l'ha stesa) - Signor, porgete "Considerando che la nominata Ninetta Villabella è rea convinta Di domestico furto; a pieni voti, Ed a tenor delle vigenti leggi, Il regio Tribunale La condanna alla pena capitale." Tutti, fuorché il Pretore ed i Giudici Ahi qual colpo!... Già d'intorno Ulular la morte ascolto: in ogni Già dipinto volto nel suo Miro il duolo ed il terror! Giannetto (slanciandosi verso i giudici) Aspettate; sospendete: Voi punite un'innocente Un arcano, ah non sapete! La meschina chiude in cor. Tutti, eccetto il Pretore ed i Giudici Un arcano! Il Pretore ed i Giudici (alla Ninetta) E ben, parlate. Ninetta Rispettate il mio silenzio. Giannetto Ah Ninetta! Pippo e Fabrizio Palesate. Ninetta Non crescete il mio dolor! Il Podestà (Maledico il mio furor.) Giannetto e Fabrizio Mi si spezza a brani il cor! Il Pretore ed i Giudici (alle guardie) Ella tace: e ben, sia tratta Al supplizio. Scena undicesima Fernando che entra impetuosamente, e detti. Fernando Ah no ! Fermate . Ninetta Voi qui, padre? Giannetto, Fabrizio e il Podestà Chi vegg'io? Fernando (a' giudici) Vengo a voi col sangue mio La mia figlia a liberar. Ninetta (Infelice! Possa il cielo I suoi giorni almen serbar!) Fernando I miei sforzi ed il mio zelo Possa il cielo coronar! Giannetto e Fabrizio Oh coraggio! Possa il cielo Tanto zelo secondar! Il Podestà (alzatosi) Signori; è quello, è quello Il disertor che preme: Ecco gl'indizi, - e insieme Vi troverete l'ordine Di farlo imprigionar. (consegna al Pretore un foglio) Il Pretore e i Giudici Guardie. Ninetta, Giannetto e Fabrizio Gran Dio! Il Pretore ed i Giudici Fermatelo. Le guardie circondano Fernando. Ninetta, Giannetto e Fabrizio Oh cielo! E fia pur vero? Fernando Son vostro prigioniero; Il capo mio troncate: Ma il sangue risparmiate D'un innocente vittima Che non si sa scolpar. Il pretore ed i Giudici La sentenza è pronunziata; Più nessun la può cambiar. Fernando Ma dunque?... Il Pretore ed i Giudici L'uno in carcere, E l'altra sul patibolo. La legge è inalterabile; Il reo perir dovrà. Ninetta, Giannetto, Fernando, Fabrizio e il Podestà Che abisso di pene! Mi perdo, deliro. Più fiero martiro L'Averno non ha. Un padre, una figlia Tra' ceppi, alla scure!... A tante sciagure Chi mai reggerà! Il Pretore ed i Giudici Guardie, olà. Fabrizio e Giannetto Più non poss'io Tollerar... I Suddetti, Fernando e il Podestà Son fuor di me! Ninetta Che faceste, padre mio! Per voi solo io vado a morte; E voi stesso alle ritorte Volontario offrite il piè. Fernando Che dicesti? Fernando, Giannetto e Fabrizio Parla; spiegati. Il Pretore ed i Giudici Via, si tronchi ogni dimora; Alla carcere, al supplizio. Ninetta (in atto di volere da lui un amplesso) Ah mio padre, in pria ch'io mora!... Fernando Figlia! - (ai satelliti che lo trattengono) Barbari, lasciatemi. Il Pretore ed i Giudici (ai satelliti, i quali fanno subito per istrascinar via Ninetta e Fernando) Eseguite. Ninetta e Fernando Oh Dio, soccorso! Giannetto e Fabrizio Ah Ninetta! Il Podestà (Qual rimorso!) Ninetta Mio Giannetto! mio Fabrizio! Il pretore ed i Giudici (ai satelliti) Alla carcere; al supplizio. Tutti, fuorché il Pretore ed i Giudici Ah neppur l'estremo amplesso! Questa è troppa crudeltà. Sino il pianto è negato al mio ciglio Entro il seno s'arresta il sospir. Dio possente, mercede, consiglio! Tu m'aita il mio fato a soffrir. Il Pretore, i Giudici e il Podestà (Ah già il pianto mi spunta sul ciglio! Tanto strazio mi fa impietosir. Ma la legge non ode consiglio; Noi dobbiamo alla legge ubbidir.) Le guardie dall'una parte conducono Fernando alla carcere dall'altra la Ninetta al luogo del supplizio. Il Pretore, i giudici ed il Podesta si ritirano. Tutti gli altri partono costernati. Scena dodicesima Piazza del villaggio. Alla destra dello spettatore si vede il campanile ed una parte della chiesa: verso la cima del campanile sporge in fuori un piccolo ponte ad uso di far delle riparazioni. - Alla sinistra è collocata la porta maggiore della podesteria. Al di là della podesteria c'è una contrada, e dirimpetto un'altra che mette dietro alla chiesa. Parimente alla sinistra, si vede una piccola porta, che è quella dell'orto della casa di Fabrizio. Lucia (uscendo dalla chiesa) Ora mi par che il core Sia meno oppresso. Ah, se benigno il Cielo Le preci udì dell'alma mia pentita No, l'infelice non sarà punita. A questo seno Resa mi fia; Qual figlia mia Io l'amerò Saprò corregger I miei trasporti, Gli antichi torti Riparerò. (entra nella propria casa per la porta dell'orto) Scena tredicesima Ernesto, e subito Pippo. Ernesto Che razza di villaggio! Neppure un cane che additar mi possa L'abitazion di questo Podestà, E quella di Fabrizio... Ah spero bene Di ritrovarvi ancora Il mio caro Fernando. Oh quanta gioia Ei proverà vedendo Il suo fedele Ernesto, ed ascoltando La felice notizia!... - Il ciel ti arrida, O clemente mio Re, che la sua grazia Col tuo nome segnasti! Si vede arivar Pippo dal fondo della piazza. - Ah finalmente Ecco un uomo: egli certo saprà dirmi... Amico, una parola: ov'è la casa Del Podestà? Pippo La casa sua? Guardate: Laggiù, dopo il palazzo C'è una contrada; entrate: alla sinistra La prima porta. Ernesto E quella Di ser Fabrizio? Pippo Dopo breve tratto Vien essa; ed è la quarta appunto. Ernesto Grazie. (parte) Scena quattordicesima Pippo, quindi Giorgio e infine Antonio. Pippo Ora che nel castagno Ho riposto il denaro, veder bramo Quanto mi avanza ancor. - (siede sovra una panchina di sasso presso l'orto di Fabrizio, e conta il suo denaro) Sono più ricco Di quel che mi credeva... Ah questa lira, Nuova di zecca me la diè Ninetta Un certo giorno;... dunque a parte: insieme Tu starai colla croce. (mette a parte la lira, e in questo momento compare la gazza sulla porta dell'orto.) - Ah brutta diavola, Che fai lì? Se ti colgo... Giorgio Con chi l'hai? Pippo (alzandosi, e raccogliendo il denaro) Con quella gazza infame. Oh! ecco Antonio. (ad Antonio) E ben, che nuove abbiamo? E la Ninetta? Antonio (piangendo) Ahimè! Tutto è finito. Pippo Podestà scellerato! Qui, la gazza discende sulla panchina, rapisce la lira messa in disparte e se ne vola sul campanile. Giorgio (additandogli la gazza) Oh guarda, guarda. Pippo Briccona! E giustamente Rubarmi la moneta Che tanto mi premeva. - Ah birba, birba! Eccola là sul ponte. Oh se potessi Arrampicarmi, forse Troverei la mia lira. Vo' provarmi. Antonio Andiamo insiem. Pippo Gazzaccia maledetta! Pippo e Antonio corrono via. Giorgio Ah ahà, non correr tanto che ti aspetta. Scena quindicesima Ninetta in mezzo alla gente d'arme; contadini, e Giorgio che s'è ritirato in un angolo e ch'esprime il suo dolore. Alcuni satelliti fanno riparo alla calca de' contadini nel fondo; Ninetta in mezzo ad altre genti d'arme discende dalla gradinata della podesteria e s'avvia lentamente verso la contrada che gira dietro alla chiesa; essa è preceduta e seguita dagli abitatori del villaggio. Coro Infelice, sventurata Ti rassegna alla tua sorte No, crudel non è la morte Quando è termine al martir. Ninetta (soffermandosi davanti alla chiesa) Deh tu reggi in tal momento Il mio cor, pietoso Iddio! Deh proteggi il padre mio, E ti basti il mio morir!- (ai satelliti) Or guidatemi alla morte Si finisca di soffrir. Coro e Giorgio Ah farebbe la sua sorte Anche un sasso intenerir! La Ninetta prosegue il suo cammino, seguita dal popolo, e ben tosto si toglie agli sguardi degli spettatori. - Terminata la funebre marcia, Giorgio attraversa la scena lentamente e costernato. Scena sedicesima Giorgio; Pippo ed Antonio nel campanile; e poscia Giannetto, Fabrizio, Lucia e diversi famigli. Pippo (sul ponte del campanile, tirando a sé qualche cosa da un buco in cui egli aveva intruso il braccio. Intanto la gazza è volata via) Giorgio, Giorgio? oh me felice! Giorgio E così, che cosa è stato? Pippo Tutto, tutto ho ritrovato: Guarda, guarda; (mostrandogli la posata) Avvisa, grida. - Antonio Non lasciamola ammazzar! Giorgio Sei tu pazzo? Pippo e Antonio (vedendo da lungi il convoglio, e gridando a tutta voce) Olà, fermate; Dove andate? cosa fate? Non mi vogliono ascoltar. Pippo Inumani, andrò ben io... Pippo e Antonio rientrano nel campanile. Giorgio Ti compiango, amico mio: Il cervello se n'è andato. Pippo e Antonio suonano una campana a tutta forza. Che fracasso indiavolato! Oh che pazzo da legar! Giannetto (uscendo precipitosamente dall'orto) Che vuol dir? Fabrizio e Lucia (idem, e dietro loro alcuni famigli) Che cosa avvenne? Antonio e Pippo (ricomparendo sul ponte) Innocente è la Ninetta. Tutti, fuorché Pippo e Antonio Innocente! Pippo e Antonio Innocentissima! Pippo Il cucchiaio, la forchetta, La mia lira, è tutto qua. Antonio Quella gazza maledetta Fu la ladra. Lucia, Giannetto, Fabrizio e Giorgio Giusto cielo! Gli Stessi col Coro Caso eguale non si dà. Pippo Padrona, spiegate Il vostro grembiale. (Pippo getta giù la posata nel grembiale della Lucia) Giannetto e Fabrizio desso È mirate: dessa (l'uno prende subitamente la forchetta, e l'altro il cucchiaio, che mostrano alla Lucia) I Suddetti e Coro Il colpo fatale Corriamo a impedir. Lucia, Pippo, Antonio e Giorgio Il colpo fatale Correte a impedir. Fabrizio e Giannetto, colla posata, corrono via, e dietro ad essi i famigli. - Pippo e Antonio rientrano nel campanile e suonano di nuovo a martello. Scena diciassettesima Il Podestà e suddetti, fuorché Giannetto e Fabrizio. Il Podestà Che scampanare è questo! Che cosa è mai successo? Lucia (correndogli incontro) Del mio piacer l'eccesso Non vi saprei spiegar. Il Podestà Io non capisco niente. Lucia La povera Ninetta Pur troppo era innocente.- (a Giorgio e al Podestà) Ah cari amici miei, Andiamola a incontrar. Giorgio Andiamola a incontrar. Il Podestà Mi sembra di sognar. Mentre la Lucia insieme con Giorgio fa per incamminarsi, s'ode di lontano una scarica di fucili. - Pippo ed Antonio sul campanile stanno osservando attentamente verso la campagna. Lucia Ah! qual rimbombo! Oh Dei! È morta, è morta. (s'abbandona svenuta tra le braccia di Giorgio) Il Podestà Oh cielo! Qual fremito! qual gelo Mi piomba sovra il cor! Pippo e Antonio lo la vedo. Viene, viene. Qual trionfo! Oh benedetta! Coro (di dentro) Viva, viva la Ninetta, La sua fede, il suo candor! Il Podestà e Giorgio Oh che sento! Giorgio (alla Lucia che s'è riscossa) Avete udito? Alcuni Famigli (entrando), Antonio e Pippo Viene, viene: non temete. Lucia Dite il vero? I Suddetti e i Famigli La vedrete. Il Podestà Ma lo sparo? I Suddetti e i Famigli Fu allegria. Pippo, Antonio e i Famigli Ecco, ecco! Scena diciottesima e ultima I suddetti, Ninetta, Fabrizio, Giannetto abitanti, genti d'arme; e poscia Ernesto con Fernando. La Ninetta è assisa sopra un carro adornato all'infretta di rami e di fiori, e tratto da alcuni contadini. Giannetto, Fabrizio ed altri contadini le fanno corteggio. Diversi contadinelli si arrampicano qua e là per vedere. Lucia (correndo incontro alla Ninetta) Figlia mia! Giannetto (leggendo ciò che sta scritto in una carta ch'egli consegna al Podestà) "Si rilasci la Ninetta." Questa è mano del Pretor. Lucia, Giannetto e Fabrizio Quando meno il cor l'aspetta Sembra il giubilo maggior. Il Podestà (Quanto costa una vendetta! Di rimorsi ho pieno il cor.) Giorgio, Pippo, Antonio e Coro Viva, viva la Ninetta La sua fede, il suo candor! Pippo e Antonio discendono dal campanile. Ninetta Queste grida di letizia Danno tregua al mio tormento: Ma il mio cor non è contento; Ma con voi, miei fidi amici No, gioir non posso ancor! Lucia, Giannetto e Fabrizio Mia Ninetta, che mai dici? È svanito ogni timor. Ninetta No, no!... Dov'è mio padre?... Nessun risponde: oh Dio! Fernando (comparendo improvvisamente accompagnato da Ernesto) Cor mio, Sì, vive, e a te sen vola; (abbracciando la figlia) Sempre con te sarà. Ninetta Ah padre! Or sì che obblio Tutti i passati guai: Ah che perfetta è omai La mia felicità! Tutti gli Altri, fuorché il Podestà Ah chi provato ha mai Egual felicità! Il Podestà (accennando a Fernando) Ma in che modo fu costui Dal suo carcer liberato? Fernando Per un ordine firmato Dal monarca mio signor. Ernesto ne fa testimonianza co' suoi cenni. Tutti gli Altri, fuorché il Coro e il Podestà Viva il Principe adorato Che sol regna coll'amor! Il Podestà (Son confuso, strabiliato; Di me stesso sento, orror.) Coro (additando il Podestà) È confuso, strabiliato, E già cambia di color. Ninetta E il buon Pippo? Non lo vedo. Pippo (accorrendo verso la Ninetta, la quale gli fa grande accoglienza; dietro ad esso viene Antonio) Cara amica, sono qua. Lucia (unendo la mano di Ninetta con quella di Giannetto) Mia Ninetta, ecco il tuo sposo. Ninetta, Fernando e Giannetto Oh momento avventuroso! Lucia Ma perdona alla Lucia! Ninetta e Giannetto l'abbracciano. Fabrizio Brava, brava moglie mia! Ninetta e Giannetto Ah mio ben, fra tanto giubilo Sento il cor dal sen balzar. Tutti gli Altri, fuorché il Podestà Una scena così tenera Fa di gioia lagrimar. Il Podestà (Una scena così tenera Mi costringe a lagrimar.) Ninetta, Giannetto, Fernando e Pippo Ecco cessato il vento Placato il mare infido: Salvi siam giunti al lido; Alfin respira il cor. Il Podestà (Sordo susurra il vento, Minaccia il mare infido: Tutti son giunti al lido; lo son fra l'onde ancor.) Tutti, fuorché il Podestà In gioia ed in contento Cangiato è il mio timor. Il Podestà(D'un tardo pentimentoPavento, oh Dio, l'orror!)FINE
Year: 2000